La bellezza di questo parco, il più grande di tutta l’Australia, grande come il Veneto e parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, è indescrivibile sia per la ricchezza di bellezze naturali, sia per il senso di rispetto e ammirazione per la forte presenza della antica cultura aborigena della popolazione originaria, i Bininj, che sono finalmente tornati proprietari di queste terre magiche e sconfinate e lo gestiscono congiuntamente con il Governo australiano.
“People need to come here and relax, sit on the country, feel the spirits of this country and go home and feel the same way.”
Di primo mattino siamo già sulle rive dell’Adelaide River.
Nonostante abbiamo visto coccodrilli in diverse occasioni decidiamo di partecipare alla famosa “Jumping Crocodiles Cruise” a bordo di un barcone, che sebbene sia un po’ come assistere ad uno spettacolo da circo, permette di osservare queste enormi bestie in acrobazie e salti per acciuffare pezzi di carne appesi ad una canna. Ancora una volta restiamo stupiti dalla potenza di questi rettili per il modo di utilizzare la coda che serve da leva per i salti a fauci aperte. Non mancano mai la preda, e nel salto si protendono per quasi tutta la loro lunghezza fuori dall’acqua, mostrandosi ai nostri occhi in tutta la loro mostruosità.
Al pasto partecipano anche numerose aquile, che acchiappano i bocconi di carne al volo con la maestosità che sempre le contraddistingue.
Muoversi all’interno del parco richiede tempi notevoli, e nei prossimi due giorni campeggeremo nel cuore del Kakadu, al Gagudju Lodge Cooinda percorrendo centinaia di chilometri per visitare i siti d’arte rupestre presenti in questa zona, osservare innumerevoli animali e piante ed ammirare gli scenari mozzafiato che si godono dall’altopiano dell’Arnehm Land.
Nel tardo pomeriggio, dopo una interessante raccolta di informazioni utili e di conoscenze delle antiche tradizioni e delle numerose specie presenti nel parco presso il Bowali Visitor Information Centre partecipiamo ad un’altra uscita in barca sul South Alligator River (Yellow Water), crociera in mezzo ad un tappeto ninfee e gigli d’acqua per avvistare, oltre agli ormai soliti enormi coccodrilli, il più grande numero di uccelli acquatici che io abbia mai visto.
Oche gazze enormi, colonie di rumorose anatre, aironi, ibis, gru, piccolissimi pitta arcobaleno, aquile di fiume e cicogne jabiru, il cui nome deriva dal portoghese e significa “cicogna collonero” ma che gli abitanti del bush chiamano “uccello poliziotto” perché sembra che stiano sempre di guardia.
Nella spiegazione in inglese (di cui comprendo circa la metà) fatta dalla guida sugli animali via via avvistati mi “perdo” il nome di un curioso uccello piccolo e molto colorato (forse jacana?) che ha la particolarità di avere zampe grigio-dorate con dita così lunghe da permettere di distribuire il peso del corpo in modo da poter camminare sulla vegetazione acquatica.
E’ l’ora in cui gli uccelli si avvicinano alle sponde per procurarsi il cibo, i versi chiassosi ed i colori si confondono in una meravigliosa sensazione di pace infinita al momento del tramonto, cui assistiamo in silenzio, a barca ferma, rapiti ed emozionati.
Di ritorno quando è ormai buio in campeggio, ci aspetta l’ennesima insperata sorpresa: i dingo!
Dopo averne udito il richiamo, ci accorgiamo di un paio di dingo che si muovono veloci a capo chino fra la zona delle cucine comuni e i bordi del campeggio incuranti delle persone. Sono animali strani, di colore biondo, con il pelo raso e dall’aspetto di cane, dal comportamento da lupo o iena, con il sedere più basso delle spalle ed il collo allungato, la testa bassa che annusa continuamente.
I versi che risuonano in lontananza sono un tantino inquietanti, ma Laura che vuol fumarsi una sigarettina in santa pace, siede fuori dal camper tranquilla, ignara di avere invisibile compagnia a fianco fino a quando il dingo non emette una risposta ai richiami dei suoi compagni, facendo letteralmente saltare sulla sedia la malcapitata. Mi precipito fuori dal camper, ma il dingo semplicemente si alza dal posteriore su cui sedeva e se ne va verso il buio misterioso da dove è venuto.
Il tempo del sogno che si avvera....
Un viaggio indimenticabile e la scoperta di una terra
aspra e generosa.
Il mio mondo di OZ, raccontato con gli occhi del cuore.
Un viaggio indimenticabile e la scoperta di una terra
aspra e generosa.
Il mio mondo di OZ, raccontato con gli occhi del cuore.
venerdì 4 giugno 2010
giovedì 3 giugno 2010
Darwin
I semafori! Da quante settimane non ne vediamo uno?
Che stiamo arrivando ad una grande città si capisce anche dal traffico di auto (niente a che vedere con il nostro!) che si spostano su strade a diverse corsie verso la bellissima Darwin.
La mattina è soleggiata e calda, nelle auto persone che vanno al lavoro e guidano rilassati muovendosi in un serpentone verso la città, quasi nessuno vi abita e provengono ogni giorno dai dintorni, dove vivono in case ampie e basse con ordinati giardini molto curati, il garage e lo spazio per il barbie. Gli australiani amano vivere all’aperto e sono abituati ad avere molto spazio…. li invidio, penso che patirò un poco al ritorno!
Come dicevo, Darwin è davvero bella. Si respira un’aria di calma e serenità, è pulita ordinata ed efficiente, sembra che ci sia tempo per tutto ed è piena di posti per mangiare, stare in relax, fare sport.
Federico ci fa da guida ancora per oggi, e dopo aver concluso in modo rapido e senza bisogno di fare mille pratiche le questioni bancarie e di lavoro del periodo trascorso in Australia, ci accompagna a fare spese per regali e qualche ricordo da portare con noi.
Daniele compra un cappello da vero australiano, io uno molto chic stile anni 30 per niente australiano.
Mario invece è attirato dai bellissimi didgeridoo di un negozio di arte aborigena, e dopo aver ascoltato i suoni ed essersi fatto consigliare da Federico e da un altro ragazzo spagnolo che è in Australia da qualche settimana appassionato da questo strumento, ne sceglie uno dal suono pieno e profondo.
Come si trasporta un simile tesoro? Niente paura, lo ricevi direttamente a casa, basta spedirlo in una bella confezione da viaggio!
Siete invitati ai corsi di didgeridoo che si terranno nei lunghi mesi inver
nali a Candiolo…..
Dopo un pranzo gustoso a base di carnazza in enormi panini pieni di salse e cipolle (veramente Laura ed io optiamo per una fresca insalata di gamberi e mango….slurp!) ci godiamo ancora l’atmosfera rilassata del posto e, facciamo una lunga passeggiata ai giardini botanici dove come sempre restiamo sbalorditi dalla grandezza delle piante (quelle che io e Laura con gran fatica cerchiamo di far crescere nei nostri appartamenti!) e dalla varietà di specie.
Ci rimane un poco di tempo per fare un salto al Mindil Beach Sunset Market, dove si sta preparando il mercatino serale e c’è un gran fermento di bancarelle e profumi di cibi sfrigolanti dentro enormi wok o su piastre bollenti.
Ma è ora di accompagnare Freddy all’aeroporto per il suo volo verso Bali.
Ci lasciamo facendo tutti i “duri”, ma in realtà abbiamo il magone e ci tremano le voci per l’emozione di dover concludere questo viaggio che ci ha visti insieme giorno e notte per così tanti giorni a condividere un sogno stupendo e indimenticabile.
Una nuova avventura per Freddy, che in queste settimane è stato il nostro "cavaliere".
Una nuova avventura anche per noi.
Che stiamo arrivando ad una grande città si capisce anche dal traffico di auto (niente a che vedere con il nostro!) che si spostano su strade a diverse corsie verso la bellissima Darwin.
La mattina è soleggiata e calda, nelle auto persone che vanno al lavoro e guidano rilassati muovendosi in un serpentone verso la città, quasi nessuno vi abita e provengono ogni giorno dai dintorni, dove vivono in case ampie e basse con ordinati giardini molto curati, il garage e lo spazio per il barbie. Gli australiani amano vivere all’aperto e sono abituati ad avere molto spazio…. li invidio, penso che patirò un poco al ritorno!
Come dicevo, Darwin è davvero bella. Si respira un’aria di calma e serenità, è pulita ordinata ed efficiente, sembra che ci sia tempo per tutto ed è piena di posti per mangiare, stare in relax, fare sport.
Federico ci fa da guida ancora per oggi, e dopo aver concluso in modo rapido e senza bisogno di fare mille pratiche le questioni bancarie e di lavoro del periodo trascorso in Australia, ci accompagna a fare spese per regali e qualche ricordo da portare con noi.
Daniele compra un cappello da vero australiano, io uno molto chic stile anni 30 per niente australiano.
Mario invece è attirato dai bellissimi didgeridoo di un negozio di arte aborigena, e dopo aver ascoltato i suoni ed essersi fatto consigliare da Federico e da un altro ragazzo spagnolo che è in Australia da qualche settimana appassionato da questo strumento, ne sceglie uno dal suono pieno e profondo.
Come si trasporta un simile tesoro? Niente paura, lo ricevi direttamente a casa, basta spedirlo in una bella confezione da viaggio!
Siete invitati ai corsi di didgeridoo che si terranno nei lunghi mesi inver
Dopo un pranzo gustoso a base di carnazza in enormi panini pieni di salse e cipolle (veramente Laura ed io optiamo per una fresca insalata di gamberi e mango….slurp!) ci godiamo ancora l’atmosfera rilassata del posto e, facciamo una lunga passeggiata ai giardini botanici dove come sempre restiamo sbalorditi dalla grandezza delle piante (quelle che io e Laura con gran fatica cerchiamo di far crescere nei nostri appartamenti!) e dalla varietà di specie.
Ci rimane un poco di tempo per fare un salto al Mindil Beach Sunset Market, dove si sta preparando il mercatino serale e c’è un gran fermento di bancarelle e profumi di cibi sfrigolanti dentro enormi wok o su piastre bollenti.
Ma è ora di accompagnare Freddy all’aeroporto per il suo volo verso Bali.
Ci lasciamo facendo tutti i “duri”, ma in realtà abbiamo il magone e ci tremano le voci per l’emozione di dover concludere questo viaggio che ci ha visti insieme giorno e notte per così tanti giorni a condividere un sogno stupendo e indimenticabile.
Una nuova avventura per Freddy, che in queste settimane è stato il nostro "cavaliere".
Una nuova avventura anche per noi.
mercoledì 2 giugno 2010
Lichtfield Park
Da qui a Darwin Federico si sente a casa, in effetti i suoi primi mesi australiani sono iniziati in questa zona, e oggi ci guida all’interno di Lichtfield Park, un bellissimo altopiano con imponenti cascate che formano fantastiche piscine naturali in cui si può nuotare (a parte le Wangi Falls, ancora chiuse perché la stagione umida appena terminata non garantisce sicurezza sul fatto che i coccodrilli non siano presenti).
Dopo una bella passeggiata nella foresta pluviale arriviamo alle Florence Falls.
La temperatura dell’acqua è intorno ai 26° ed il fondo è popolato di grossi placidi pesci scuri, il muro d’acqua delle cascate è incorniciato in una vegetazione tropicale rigogliosa che riecheggia dei richiami degli uccelli e dello scorrere dei ruscelli, il rumore è fragoroso ed affascinante.
Sono sbalordita perché di colpo sembra di trovarsi su di un set cinematografico in cui si sta girando la scena del bagno stile “Paradise Now” e noi siamo gli attori, anche se un poco attempati e non proprio bellissimi, ma del resto che volete, accontentatevi della scenografia e godetevi l’attimo!
Trascorriamo la giornata spostandoci all’interno del parco, che come al solito vuol dire fare centinaia di chilometri ed osserviamo enormi termitai di termiti bussola simili a pietre tombali ed alti fino a sei metri, davvero impressionanti ed unici al mondo, poi facciamo ancora un bagnetto nel laghetto preferito di Freddy, che comincia a raccogliere con gli occhi e con la mente per conservarli gelosamente, i ricordi di un anno trascorso in Australia e che lo accompagneranno per tutta la vita.
Domani lascerà con molta tristezza (si vede) questa terra australiana che gli è stata così amica.
Io ho ritrovato un figlio cambiato e cresciuto. La trasformazione è compiuta, la bellissima farfalla ha imparato a volare.
Dopo una bella passeggiata nella foresta pluviale arriviamo alle Florence Falls.
La temperatura dell’acqua è intorno ai 26° ed il fondo è popolato di grossi placidi pesci scuri, il muro d’acqua delle cascate è incorniciato in una vegetazione tropicale rigogliosa che riecheggia dei richiami degli uccelli e dello scorrere dei ruscelli, il rumore è fragoroso ed affascinante.
Sono sbalordita perché di colpo sembra di trovarsi su di un set cinematografico in cui si sta girando la scena del bagno stile “Paradise Now” e noi siamo gli attori, anche se un poco attempati e non proprio bellissimi, ma del resto che volete, accontentatevi della scenografia e godetevi l’attimo!
Trascorriamo la giornata spostandoci all’interno del parco, che come al solito vuol dire fare centinaia di chilometri ed osserviamo enormi termitai di termiti bussola simili a pietre tombali ed alti fino a sei metri, davvero impressionanti ed unici al mondo, poi facciamo ancora un bagnetto nel laghetto preferito di Freddy, che comincia a raccogliere con gli occhi e con la mente per conservarli gelosamente, i ricordi di un anno trascorso in Australia e che lo accompagneranno per tutta la vita.
Domani lascerà con molta tristezza (si vede) questa terra australiana che gli è stata così amica.
Io ho ritrovato un figlio cambiato e cresciuto. La trasformazione è compiuta, la bellissima farfalla ha imparato a volare.
martedì 1 giugno 2010
Kununurra – Katherine Gorge
Oggi si riparte. Salutiamo il Western Australia ed entriamo nel Northern Territory. Cambia anche il fuso orario, e aggiungiamo 90 minuti al nostro tempo.
Il paesaggio non offre grandi attrattive, i grandi boab che ci hanno accompagnati negli ultimi giorni e divertiti con le diverse forme panciute che mostrano diventano poco per volta sempre più rari, e lasciano il campo ad ampie zone di pascolo e boscaglia.
La zona del Victoria River costituita da una bella formazione rocciosa bassa, è attraversata dal fiume che rende fertile la pianura verdeggiante e fa parte di un vasto parco a confine fra le terre tropicali e quelle semiaride.
Katherine Gorge è un piccolo gioiello, il fiume scorre placido fra ampie gole alte fino a 100 metri in uno scenario di rive fangose e foresta tropicale dove davvero non si stenta ad immaginare coccodrilli e serpenti in agguato; sugli alberi i pipistrelli attendono l’imbrunire e cominciano a dispiegare le grosse ali…. devo ammettere che camminando sul bordo del fiume un po’ di ansia l’ho avuta.
Freddy invece continua a camminare scalzo e tranquillo come sempre.
La perla della giornata è l’incontro con i numerosi canguri e wallaby che vivono nel Nitmiluk Park dove ci accampiamo per la notte.
Non hanno paura di noi, e restano ad osservarci mentre attraversiamo il prato dove mangiano l’erba verde saltellando via un poco solo se ci avviciniamo troppo.
All’ora della colazione un paio di piccoli wallaby si aggirano intorno al camper ed io provo ad offrire loro dei corn flakes porgendoglieli dalla mano. E’ fatta! Vincendo la diffidenza uno dei due viene a mangiare dalle mani mie e di Mario e poi segue con interesse tutti i miei spostamenti. Quando gli porgo una piccola mela mi si aggrappa alle mani con le zampette anteriori stringendomi forte per riuscire a mordere il frutto.
A questo punto anche l’altro, che si era tenuto sempre ad una certa distanza mi si avvicina e attende che torni con un’altra mela per lui.
E così tutti fanno colazione!
Il paesaggio non offre grandi attrattive, i grandi boab che ci hanno accompagnati negli ultimi giorni e divertiti con le diverse forme panciute che mostrano diventano poco per volta sempre più rari, e lasciano il campo ad ampie zone di pascolo e boscaglia.
La zona del Victoria River costituita da una bella formazione rocciosa bassa, è attraversata dal fiume che rende fertile la pianura verdeggiante e fa parte di un vasto parco a confine fra le terre tropicali e quelle semiaride.
Katherine Gorge è un piccolo gioiello, il fiume scorre placido fra ampie gole alte fino a 100 metri in uno scenario di rive fangose e foresta tropicale dove davvero non si stenta ad immaginare coccodrilli e serpenti in agguato; sugli alberi i pipistrelli attendono l’imbrunire e cominciano a dispiegare le grosse ali…. devo ammettere che camminando sul bordo del fiume un po’ di ansia l’ho avuta.
Freddy invece continua a camminare scalzo e tranquillo come sempre.
La perla della giornata è l’incontro con i numerosi canguri e wallaby che vivono nel Nitmiluk Park dove ci accampiamo per la notte.
Non hanno paura di noi, e restano ad osservarci mentre attraversiamo il prato dove mangiano l’erba verde saltellando via un poco solo se ci avviciniamo troppo.
All’ora della colazione un paio di piccoli wallaby si aggirano intorno al camper ed io provo ad offrire loro dei corn flakes porgendoglieli dalla mano. E’ fatta! Vincendo la diffidenza uno dei due viene a mangiare dalle mani mie e di Mario e poi segue con interesse tutti i miei spostamenti. Quando gli porgo una piccola mela mi si aggrappa alle mani con le zampette anteriori stringendomi forte per riuscire a mordere il frutto.
A questo punto anche l’altro, che si era tenuto sempre ad una certa distanza mi si avvicina e attende che torni con un’altra mela per lui.
E così tutti fanno colazione!
lunedì 31 maggio 2010
Fitzroy Crossing – Halls Creek - Kununurra
Arriviamo ad Halls Creek di domenica mattina e alla roadhouse dove ci fermiamo per il rifornimento di carburante, ci accorgiamo di aver forato una gomma.
Troviamo un gommista che riparerà il foro, ma dobbiamo smontare noi il pneumatico, e così Mario e Freddy si trasformano in provetti meccanici e si infilano sotto il mezzo per le operazioni di sostituzione gomma.
Un piccolo contrattempo che pesa un poco sui 660 Km che dobbiamo percorrere quest’oggi: pazienza, ci perdiamo la tappa prevista lungo il percorso ad una non meglio identificata Caterinee Pool nelle cui acque un poco fetide (testuali parole della guida di viaggio) si può fare il bagno….Bah!
Le sorprese oggi non sono ancora finite e 50 Km. dopo Halls Creek il motore comincia a fare i capricci perdendo potenza e mantenendo una velocità massima di 80 Km/orari.
Siamo incerti sul da farsi, abbiamo timore che, fermandoci, il camper non riparta più (come è successo a Freddy nel deserto con Caramella, la mitica alfa 33 gialla e nera che giace ancora nei pressi di Townsville) lasciandoci in mezzo al nulla e senza copertura telefonica. Proseguiamo quindi lentamente fino alla prossima roadhouse, 100 Km più avanti.
Qui spegnamo il motore, come suggeriva di fare Daniele, poi riaccendiamo. Riparte. Tutto funziona perfettamente, salvo riproporsi la stessa situazione 100 chilometri dopo. Questa volta si illumina anche una spia gialla sul cruscotto. Accidenti!
Arriviamo finalmente a Kununurra costeggiando le spettacolari montagne dalla forma a cupola del Purnululu National Park.
Non visiteremo il parco, che è accessibile solo per i fuoristrada e con costosissimi voli panoramici su aerei turistici, ma optiamo per il più piccolo ma altrettanto suggestivo Mirima National Park, che ripropone su piccola scala lo stesso tipo di formazioni rocciose del Purnululu.
Cerchiamo di risolvere anche il problema del camper e consultiamo sia il servizio di assistenza del noleggiatore che ci da informazioni vaghe, sia un paio di meccanici della zona, l’ultimo dei quali ci tranquillizza e ci consiglia di continuare senza preoccupazione il viaggio perché probabilmente abbiamo semplicemente effettuato un pieno di carburante poco pulito.
sabato 29 maggio 2010
Broome - Fitzroy Crossing
Bene! Facciamo il punto della situazione?
Siamo partiti da Perth il 17 maggio, il camper segnava sul cruscotto di bordo 75320 Km percorsi.
Ora siamo a 79323 Km: fanno 4003 Km. Restano ancora da percorrere circa 2000 Km prima di arrivare a Darwin.
Meritiamo già il brevetto da iper viaggiatore, no?
Entrando nel territorio del Kimberley si nota benissimo che la wet season è appena terminata. Le strade, chiuse di solito durante le forti piogge e i cicloni di quel periodo dell’anno (novembre- febbraio) sono già tutte percorribili, ma i fiumi sono ancora gonfi d’acqua e il verde dei campi che ci circondano è lussureggiante.
Boab e alberi d’alto fusto su praterie sconfinate sotto un sole cocente già alle dieci di mattina.
Billabong molto ospitali per i simpatici coccodrilli ci fanno apprezzare la fortuna di non trovarci a mollo in quelle acque limacciose dove “loro” attendono in agguato.
Visitiamo a bordo di un barcone dal fondo piatto carico di turisti le suggestive Geikie Gorge che fanno parte dei tre parchi del Kimberley occidentale. Queste gole erano parte, circa 350 milioni di anni fa, di una grande barriera corallina. Nelle acque del fiume che scorre dentro le gole possiamo osservare parecchi coccodrilli freshwater che sonnecchiano indisturbati al sole e aquile maestose in cielo.
Siamo nel vero outback australiano.
A Fitzroy Crossing vediamo per la prima volta comunità di aborigeni inseriti nell’ambiente. Finalmente.
Hanno proprie case, propria vita, giocano a football nei campi di calcio, lavorano, passeggiano, si organizzano in centri per la conoscenza e difusione della propria arte.
venerdì 28 maggio 2010
Broome
Bella, cosmopolita, caldissima Broome! Un luogo dove vivere, una cittadina vivace e graziosa, e Cable Beach, la spiaggia lunga e Bianca da percorrere a piedi, in bici, in auto, in cammello….
Niente bagno in mare, pericolo meduse!
Il campeggio dove ci fermiamo per due giorni (ah, pausa!) ha però una piscina goduriosa d’acqua salata e grotticella con tanto di cascata, e quindi approfittiamo della novità e ci dedichiamo ad un sano relax fatto di nuotate e lettura al sole caldo della dry season. A questo punto decidiamo che lo chef avrà il suo day off, e ceniamo al Wharf Restaurant, al porto di Broome, segnalato dalla mitica Lonely Planet e specializzato in pesce e “sea creatures”, mod
o carinissimo che si usa in Qz per significare gamberi, granchi e frutti di mare.
Che dire? Spettacolare, un’apoteosi di gusti irresistibili, dalle ostriche al wakame (un’alga deliziosa) alle scallops (capesante), ai Jumbo Prowns BBQ, gamberi giganteschi grigliati.
Ma il re indiscusso della tavola è il Blue Swimmer Crab (granchio nuotatore blu) cucinato in due versioni, al pepe (sublime) e al chili piccante, in una salsina che non sono riuscita trattenermi dal mangiare a cucchiaiate sperando non finisse mai!
Chi persevera viene alfin premiato, e noi ci sollazziamo di ciò che meritiamo per avere atteso.
Nella giornata successiva approfittiamo del fatto di essere nel posto dove esiste una delle due più grandi fattorie di coccodrilli, e visitiamo il Malcom Douglas Crocodile Park, creato dal famoso cacciatore di coccodrilli nonché protagonista di numerosi films sull’argomento che, visto nella foto che ci accoglie all'ingresso, sembra il padre di Mr. Crocodile Dandee.
Nella ricostruzione molto efficace di billabong fangosi tipici delle zone naturali in cui vivono, si possono osservare centinaia di coccodrilli, dalla grandezza e pericolosità diversa. Ci sono i freshwater (detti freshy), dalla mascella più lunga e i salty, che vivono normalmente nelle acque salate ma non disdegnano neanche le foci dei fiumi, più grossi e dalla mas
cella tonda.
Non li noti affatto, quando sono immersi nella pozza, puoi capire che ci sono se guardando l’acqua la vedi come percorsa da una corrente. Se ti avvicini è già troppo tardi, non c’è scampo! Una macchina da guerra temibilissima.
Alcuni esemplari arrivano fino a 650 Kg. di peso e a circa 80-100 anni di vita, ma la metà delle uova che depongono viene mangiato dai predatori (meno male!).
A queste orribilmente affascinanti bestie, preferisco la vista del piccolo cangurino orfano ospite della fattoria insieme ad altri canguri che non hanno avuto buona sorte.
Il tenerissimo infante viene allattato da un biberon con una tettarella gigante e poi, dopo due incerti saltelli sulle zampe ancora malferme, torna a ficcarsi dentro il sacco di tela che sostituisce il marsupio naturale. Ci salta dentro a testa in giù, a digerire la pappa.
Dopo una parte mondana dedicata allo shopping, trascorriamo il resto del pomeriggio spostandoci a Gantheaume Point dove un “pellegrinaggio” di turisti ci guida attraverso scogliere erose in forme curiose e stratificate di colore giallo, arancione e rosso, per osservare le impronte di dinosauri vissuti 120 milioni di anni fa.
Abbiamo però un appuntamento cui non dobbiamo assolutamente mancare: oggi è il primo dei tre giorni in cui si può assistere ad uno spettacolo abbastanza raro che accade in pochi posti al mondo in autunno e in primavera.
Alle 17,36 la luna sorge puntualissima dal mare, crescendo nel cielo tonda e pasciuta e i suoi riflessi sulla distesa di sabbia fangosa della bassa marea sulla baia formano, mentre si innalza, una scia dorata che sembra formare una scalinata per raggiungerla.
In mezz’ora tutto si compie e ancora una volta lo spettacolo della natura ci fa dono di un’emozione indimenticabile di pace e armonia che curano il cuore e l’anima. Un altro piccolo pezzo di paradiso da aggiungere al nostro bagaglio.
Niente bagno in mare, pericolo meduse!
Il campeggio dove ci fermiamo per due giorni (ah, pausa!) ha però una piscina goduriosa d’acqua salata e grotticella con tanto di cascata, e quindi approfittiamo della novità e ci dedichiamo ad un sano relax fatto di nuotate e lettura al sole caldo della dry season. A questo punto decidiamo che lo chef avrà il suo day off, e ceniamo al Wharf Restaurant, al porto di Broome, segnalato dalla mitica Lonely Planet e specializzato in pesce e “sea creatures”, mod
Che dire? Spettacolare, un’apoteosi di gusti irresistibili, dalle ostriche al wakame (un’alga deliziosa) alle scallops (capesante), ai Jumbo Prowns BBQ, gamberi giganteschi grigliati.
Ma il re indiscusso della tavola è il Blue Swimmer Crab (granchio nuotatore blu) cucinato in due versioni, al pepe (sublime) e al chili piccante, in una salsina che non sono riuscita trattenermi dal mangiare a cucchiaiate sperando non finisse mai!
Chi persevera viene alfin premiato, e noi ci sollazziamo di ciò che meritiamo per avere atteso.
Nella giornata successiva approfittiamo del fatto di essere nel posto dove esiste una delle due più grandi fattorie di coccodrilli, e visitiamo il Malcom Douglas Crocodile Park, creato dal famoso cacciatore di coccodrilli nonché protagonista di numerosi films sull’argomento che, visto nella foto che ci accoglie all'ingresso, sembra il padre di Mr. Crocodile Dandee.
Nella ricostruzione molto efficace di billabong fangosi tipici delle zone naturali in cui vivono, si possono osservare centinaia di coccodrilli, dalla grandezza e pericolosità diversa. Ci sono i freshwater (detti freshy), dalla mascella più lunga e i salty, che vivono normalmente nelle acque salate ma non disdegnano neanche le foci dei fiumi, più grossi e dalla mas
Non li noti affatto, quando sono immersi nella pozza, puoi capire che ci sono se guardando l’acqua la vedi come percorsa da una corrente. Se ti avvicini è già troppo tardi, non c’è scampo! Una macchina da guerra temibilissima.
Alcuni esemplari arrivano fino a 650 Kg. di peso e a circa 80-100 anni di vita, ma la metà delle uova che depongono viene mangiato dai predatori (meno male!).
A queste orribilmente affascinanti bestie, preferisco la vista del piccolo cangurino orfano ospite della fattoria insieme ad altri canguri che non hanno avuto buona sorte.
Il tenerissimo infante viene allattato da un biberon con una tettarella gigante e poi, dopo due incerti saltelli sulle zampe ancora malferme, torna a ficcarsi dentro il sacco di tela che sostituisce il marsupio naturale. Ci salta dentro a testa in giù, a digerire la pappa.
Dopo una parte mondana dedicata allo shopping, trascorriamo il resto del pomeriggio spostandoci a Gantheaume Point dove un “pellegrinaggio” di turisti ci guida attraverso scogliere erose in forme curiose e stratificate di colore giallo, arancione e rosso, per osservare le impronte di dinosauri vissuti 120 milioni di anni fa.
Abbiamo però un appuntamento cui non dobbiamo assolutamente mancare: oggi è il primo dei tre giorni in cui si può assistere ad uno spettacolo abbastanza raro che accade in pochi posti al mondo in autunno e in primavera.
Alle 17,36 la luna sorge puntualissima dal mare, crescendo nel cielo tonda e pasciuta e i suoi riflessi sulla distesa di sabbia fangosa della bassa marea sulla baia formano, mentre si innalza, una scia dorata che sembra formare una scalinata per raggiungerla.
In mezz’ora tutto si compie e ancora una volta lo spettacolo della natura ci fa dono di un’emozione indimenticabile di pace e armonia che curano il cuore e l’anima. Un altro piccolo pezzo di paradiso da aggiungere al nostro bagaglio.
mercoledì 26 maggio 2010
Karijini National Park – Cape Keraudren- Eighty Mile Beach
Una lunga tappa di viaggio, in cui cerchiamo di avvicinarci quanto possibile a Broome, che da qui è lontana circa 1000 chilometri.
Ci allontaniamo dalla costa per buona parte del viaggio, incontrando un entroterra piatto e arido, solo qualche sparuto albero e spinifex dappertutto.
Daniele guida, Federico cuce, Mario fa da navigatore e inserisce nuove ricette nel suo database, Laura fotografa e sonnecchia, io scrivo.
Zingari Felici.
Anche oggi siamo spettatori di meraviglie naturali che lasciano a bocca aperta (cosa che sarebbe da evitare, che qui le mosche non si contano!).
Dato che siamo ormai professionisti dello sterrato, ci lanciamo in una deviazione di una decina di chilometri per raggiungere Cape Keraudren, da cui è possibile osservare Eighty mile beach, una incredibile lunghissima spiaggia (80 miglia, per l’appunto) bianchissima presso cui ci fermiamo per trascorrere la notte.
Quando ci arriviamo, verso le cinque del pomeriggio, è il momento della bassa marea che allontana il mare dalla spiaggia per parecchi chilometri permettendo di passeggiare sulla battigia ad osservare granchi che dalle tane lanciano piccole palline di sabbia che formano arabeschi molto decorativi, paguri, sogliole, spugne di mare morbide e giallastre ed una quantità indescrivibile di conchiglie.
Il tramonto è glorioso, ed alle nostre spalle la luna prende il posto del sole, quasi piena.
Il campeggio è proprio dietro la grande duna di sabbia dietro la spiaggia, e dopo cena torniamo per vedere il mare che risale, poi andiamo a nanna, cullati dal suono delle conchiglie che rotolano trasportate dalle onde. Buona notte, mondo!
Ci allontaniamo dalla costa per buona parte del viaggio, incontrando un entroterra piatto e arido, solo qualche sparuto albero e spinifex dappertutto.
Daniele guida, Federico cuce, Mario fa da navigatore e inserisce nuove ricette nel suo database, Laura fotografa e sonnecchia, io scrivo.
Zingari Felici.
Anche oggi siamo spettatori di meraviglie naturali che lasciano a bocca aperta (cosa che sarebbe da evitare, che qui le mosche non si contano!).
Dato che siamo ormai professionisti dello sterrato, ci lanciamo in una deviazione di una decina di chilometri per raggiungere Cape Keraudren, da cui è possibile osservare Eighty mile beach, una incredibile lunghissima spiaggia (80 miglia, per l’appunto) bianchissima presso cui ci fermiamo per trascorrere la notte.
Quando ci arriviamo, verso le cinque del pomeriggio, è il momento della bassa marea che allontana il mare dalla spiaggia per parecchi chilometri permettendo di passeggiare sulla battigia ad osservare granchi che dalle tane lanciano piccole palline di sabbia che formano arabeschi molto decorativi, paguri, sogliole, spugne di mare morbide e giallastre ed una quantità indescrivibile di conchiglie.
Il tramonto è glorioso, ed alle nostre spalle la luna prende il posto del sole, quasi piena.
Il campeggio è proprio dietro la grande duna di sabbia dietro la spiaggia, e dopo cena torniamo per vedere il mare che risale, poi andiamo a nanna, cullati dal suono delle conchiglie che rotolano trasportate dalle onde. Buona notte, mondo!
lunedì 24 maggio 2010
Exmouth – Tom Price – Karijini National Park
Oggi percorriamo 546 Km. per raggiungere il Karijini National Park.
Lasciamo la costa e ci addentriamo nella regione del fulgido Pilbara, dove le montagne assumono una forma sempre più tondeggiante e levigata.
Sembra un paesaggio da far west e ad un tratto anche la musica che ascoltiamo entra in sincrono con la natura che ci circonda regalandoci le famose note di Morricone del film “Per un pugno di dollari”.
Lungo il percorso decidiamo di percorrere una via alternativa alla strada principale che ci permetterà di risparmiare un centinaio di chilometri, e ci inoltriamo su una “Dirty road” di terra battuta che riempirà di finissima polvere rossa ogni cosa e persona presente fuori e dentro il camper.
La sensazione è di stare dentro un frullatore, ma l’avventura è divertente.
La base di partenza per la visita del parco, il secondo per grandezza del West Australia è Tom Price, un piccolo centro accogliente e gradevole dove la vita sembra scorrere su ritmi rilassati e tranquilli.
Tom Price è un grosso centro minerario e spesso si incontrano edifici o costruzioni di ferro che si intonano perfettamente con il colore della terra che in controluce assume un aspetto nero e scintillante.
Le strade soleggiate sono attorniate di un verde curato ed ombroso, è l’ora in cui i ragazzi tornano da scuola, c’è chi va in piscina, chi fa la spesa, e come sempre accade nei centri abitati dove ci siamo fermati, sparuti gruppi di aborigeni dallo sguardo stranito stazionano nei dintorni del centro commerciale trascinando carrelli del supermercato contenenti buste di plastica in cui suppongo siano contenute le loro cose.
Non ti salutano, non ti considerano, non esiste possibilità di instaurare alcun tipo di rapporto con loro.
Nessun bianco rivolge loro la parola, e stanno lì sospesi in un microcosmo stridente di contraddizioni.
Questa è la loro terra e sembrano degli estranei estirpati dalla radice della propria cultura e tradizioni e trapiantati in un modello di società alieno.
Non capisco perché ma ho la sensazione che quasi nessuno provi a trovare delle soluzioni per restituire loro una dignità perduta, c’è l’indifferenza intorno a loro, come non esistessero.
Le ferite di questo popolo sono ancora aperte, troppo recente e in alcuni casi poco efficace è stata l’ammissione di colpa dei bianchi che li hanno cacciati ed esclusi dalla loro terra.
Karijini National Park (25-05-2010)
Un parco grandioso, con gole scenografiche di strapiombi rocciosi e varietà di colori sorprendenti che formano canjon con cascate e piscine naturali di acqua turchese in cui si può fare il bagno.
Per questa visita abbiamo deciso di utilizzare una guida che ci accompagna per tutta la giornata permettendoci così di visitare le gole più belle ed addentrarci nei canjon in sicurezza in quanto non è molto agevole camminare lungo le pareti di roccia resa scivolosa dall’acqua per scendere fino ai laghetti formati dalle cascate.
Anche qui è incantevole il contrasto fra il colore della terra rossa, del verde pallido dello spinifex e del bianco dei “gums”.
Questo albero dal tronco bianchissimo dai rami ricurvi che spunta tondeggiante dalla terra ha la particolarità di sopravvivere anche due anni alla siccità mediante un’operazione di auto amputamento dei rami che presentano in questo caso una forma caratteristica.
Il bianco del tronco è interrotto nelle parti in cui le termiti attaccano la pianta, scavandone i rami che assumono un aspetto annerito come fossero stati bruciati dal fuoco.
Le termiti sono creature incredibili e costruiscono i loro termitai con ingegnosa maestria, formando delle cupole che crescono continuamente (un termitaio vive da 7 a 25 anni) e forate all’interno in modo da poter mantenere all’interno una temperatura costante di 26°, anche quando fuori ce ne sono 40 o 50.
Tutta la zona è considerata magica dagli aborigeni, cui è stata restituita la terra e che contribuiscono a gestire il parco, e il centro visitatori ha il pregio molto raro di spiegare molto suggestivamente la storia del luogo.
Freddy si bagna, con il rispetto del caso, nello specchio d’acqua dove si dice si trovi ancora il serpente arcobaleno dopo aver concluso il lavoro della creazione del mondo….Io mi astengo, timorosa di disturbare il suo sonno.
Certo qui di serpenti devono essercene molti, la guida ci mostra la foto impressionante anche solo a guardarla di un enorme pitone che si protende per metri dalla roccia altissima di una gola con la sua preda fra le spire, una mucca di notevoli dimensioni.
La giornata scorre piacevolmente, e ci godiamo il sole caldo che ci ristora dal freddo patito nella notte.
In questa zona infatti la differenza di temperatura fra il giorno e la notte è considerevole, si passa dagli 8-10° ai 26. “una tipica giornata invernale, oggi!” dice Chris, la nostra guida. Nessuna nube, cielo terso e arietta fina. D’estate invece si arriva anche a 40°!
Nel tardo pomeriggio Chris riaccompagna noi e la coppia di anziani coniugi di Canberra con cui abbiamo trascorso la giornata al campeggio, e ci fa omaggio di cinque pittoreschi contenitori per tenere in fresco la birra che ogni australiano vero deve sempre avere con sé.
Ci salutiamo con un sonoro: “Ciao, Baby” che a lui hanno insegnato essere il saluto che gli italiani si scambiano quando si lasciano.
Lasciamo la costa e ci addentriamo nella regione del fulgido Pilbara, dove le montagne assumono una forma sempre più tondeggiante e levigata.
Sembra un paesaggio da far west e ad un tratto anche la musica che ascoltiamo entra in sincrono con la natura che ci circonda regalandoci le famose note di Morricone del film “Per un pugno di dollari”.
Lungo il percorso decidiamo di percorrere una via alternativa alla strada principale che ci permetterà di risparmiare un centinaio di chilometri, e ci inoltriamo su una “Dirty road” di terra battuta che riempirà di finissima polvere rossa ogni cosa e persona presente fuori e dentro il camper.
La sensazione è di stare dentro un frullatore, ma l’avventura è divertente.
La base di partenza per la visita del parco, il secondo per grandezza del West Australia è Tom Price, un piccolo centro accogliente e gradevole dove la vita sembra scorrere su ritmi rilassati e tranquilli.
Tom Price è un grosso centro minerario e spesso si incontrano edifici o costruzioni di ferro che si intonano perfettamente con il colore della terra che in controluce assume un aspetto nero e scintillante.
Le strade soleggiate sono attorniate di un verde curato ed ombroso, è l’ora in cui i ragazzi tornano da scuola, c’è chi va in piscina, chi fa la spesa, e come sempre accade nei centri abitati dove ci siamo fermati, sparuti gruppi di aborigeni dallo sguardo stranito stazionano nei dintorni del centro commerciale trascinando carrelli del supermercato contenenti buste di plastica in cui suppongo siano contenute le loro cose.
Non ti salutano, non ti considerano, non esiste possibilità di instaurare alcun tipo di rapporto con loro.
Nessun bianco rivolge loro la parola, e stanno lì sospesi in un microcosmo stridente di contraddizioni.
Questa è la loro terra e sembrano degli estranei estirpati dalla radice della propria cultura e tradizioni e trapiantati in un modello di società alieno.
Non capisco perché ma ho la sensazione che quasi nessuno provi a trovare delle soluzioni per restituire loro una dignità perduta, c’è l’indifferenza intorno a loro, come non esistessero.
Le ferite di questo popolo sono ancora aperte, troppo recente e in alcuni casi poco efficace è stata l’ammissione di colpa dei bianchi che li hanno cacciati ed esclusi dalla loro terra.
Karijini National Park (25-05-2010)
Un parco grandioso, con gole scenografiche di strapiombi rocciosi e varietà di colori sorprendenti che formano canjon con cascate e piscine naturali di acqua turchese in cui si può fare il bagno.
Per questa visita abbiamo deciso di utilizzare una guida che ci accompagna per tutta la giornata permettendoci così di visitare le gole più belle ed addentrarci nei canjon in sicurezza in quanto non è molto agevole camminare lungo le pareti di roccia resa scivolosa dall’acqua per scendere fino ai laghetti formati dalle cascate.
Anche qui è incantevole il contrasto fra il colore della terra rossa, del verde pallido dello spinifex e del bianco dei “gums”.
Questo albero dal tronco bianchissimo dai rami ricurvi che spunta tondeggiante dalla terra ha la particolarità di sopravvivere anche due anni alla siccità mediante un’operazione di auto amputamento dei rami che presentano in questo caso una forma caratteristica.
Il bianco del tronco è interrotto nelle parti in cui le termiti attaccano la pianta, scavandone i rami che assumono un aspetto annerito come fossero stati bruciati dal fuoco.
Le termiti sono creature incredibili e costruiscono i loro termitai con ingegnosa maestria, formando delle cupole che crescono continuamente (un termitaio vive da 7 a 25 anni) e forate all’interno in modo da poter mantenere all’interno una temperatura costante di 26°, anche quando fuori ce ne sono 40 o 50.
Tutta la zona è considerata magica dagli aborigeni, cui è stata restituita la terra e che contribuiscono a gestire il parco, e il centro visitatori ha il pregio molto raro di spiegare molto suggestivamente la storia del luogo.
Freddy si bagna, con il rispetto del caso, nello specchio d’acqua dove si dice si trovi ancora il serpente arcobaleno dopo aver concluso il lavoro della creazione del mondo….Io mi astengo, timorosa di disturbare il suo sonno.
Certo qui di serpenti devono essercene molti, la guida ci mostra la foto impressionante anche solo a guardarla di un enorme pitone che si protende per metri dalla roccia altissima di una gola con la sua preda fra le spire, una mucca di notevoli dimensioni.
La giornata scorre piacevolmente, e ci godiamo il sole caldo che ci ristora dal freddo patito nella notte.
In questa zona infatti la differenza di temperatura fra il giorno e la notte è considerevole, si passa dagli 8-10° ai 26. “una tipica giornata invernale, oggi!” dice Chris, la nostra guida. Nessuna nube, cielo terso e arietta fina. D’estate invece si arriva anche a 40°!
Nel tardo pomeriggio Chris riaccompagna noi e la coppia di anziani coniugi di Canberra con cui abbiamo trascorso la giornata al campeggio, e ci fa omaggio di cinque pittoreschi contenitori per tenere in fresco la birra che ogni australiano vero deve sempre avere con sé.
Ci salutiamo con un sonoro: “Ciao, Baby” che a lui hanno insegnato essere il saluto che gli italiani si scambiano quando si lasciano.
domenica 23 maggio 2010
Exmouth – Ningaloo Park – Cape Range Park
Ci piacerebbe fare un’uscita in barca sulla barriera, ma siamo indecisi e non capiamo se oggi le barche piccole usciranno in mare, così optiamo per una mattinata di snorkeling lungo le varie baie del Ningaloo Park e, a mio parere, facciamo benissimo.
Infatti il bello di questa penisola è che puoi osservare la barriera corallina senza necessità di usare la barca, perché in molti punti è distante solo pochi metri dalla riva.
Con maschera, pinne e l’aiuto di Freddy che ci guida e rassicura, ci godiamo una esaltante lunga mattinata nuotando lasciandoci trasportare dalla forte corrente di Turquoise Bay fino al punto dove è necessario uscire dall’acqua prima di essere trascinati al largo, per ricominciare il giro daccapo mille volte.
Mentre sei trasportato senza fatica dalla corrente puoi ammirare decine e decine di diverse specie di pesci tropicali dai colori più sgargianti e dalle dimensioni considerevoli su un fondale di coralli scuri.
Anche alcuni pesci argentei fanno questo gioco e filano veloci al nostro fianco poi, quando a noi tocca fermarci per risalire e non essere ingoiati dai gorghi del Maelstrom, loro continuano imperterriti il viaggio.
E’ esaltante questo posto, fa venire voglia di rimanerci a lungo, la natura è aspra e selvaggia, ed ogni gesto va compiuto con attenzione e consapevolezza, ma l’emozione che ti lascia nell’anima è impagabile.
Arrossati (Mario soprattutto) da un sole crudele, nel pomeriggio percorriamo una parte del Cape Range National Park, la parte “terrestre” della penisola, e che racchiude al suo interno una quantità indescrivibile di animali e di flora intorno a gole spettacolari di pietra rossa dove abbiamo avvistato una coppia di bellissimi wallaby delle rocce dalle zampe nere, che pare siano rari e che si sono lasciati osservare in un tentativo di approccio sessuale da parte del maschio (con evidenti attributi sessuali) che la femmina disdegnava soffiando visibilmente e cambiando continuamente roccia.
Freddy ha avvistato anche un grosso serpente nero, a suo parere “serio” (non rideva?)….
I canguri non si contano. A centinaia spuntano dalla vegetazione, immobili ad osservarti fino a quando non si sentono più al sicuro, saltellando quindi via lenti poco più in là ma senza una reale intenzione di scappare, pronti a tornare non appena il turista di turno si sposta con i rombanti mezzi rumorosi e poco ecologici che usa per muoversi….Meglio un bel paio di enormi zampe ed una coda consistente!
Spesso li ritrovi all’improvviso ai bordi della strada che attraversano incuranti del pericolo causato dalle macchine e dagli enormi road trains che transitano sulla loro via, spesso li vedi schiacciati sull’asfalto e l’odore nauseabondo della morte penetra dolorosamente anche un poco nel cuore.
Anche oggi voglio ringraziare questa terra che mi ospita, salutando il tramonto da un promontorio su cui veglia un antico faro.
Pastasciutta finale e sonno ristoratore….chi crederebbe che alle 22,30 siamo tutti a nanna, cotti a puntino?
Infatti il bello di questa penisola è che puoi osservare la barriera corallina senza necessità di usare la barca, perché in molti punti è distante solo pochi metri dalla riva.
Con maschera, pinne e l’aiuto di Freddy che ci guida e rassicura, ci godiamo una esaltante lunga mattinata nuotando lasciandoci trasportare dalla forte corrente di Turquoise Bay fino al punto dove è necessario uscire dall’acqua prima di essere trascinati al largo, per ricominciare il giro daccapo mille volte.
Mentre sei trasportato senza fatica dalla corrente puoi ammirare decine e decine di diverse specie di pesci tropicali dai colori più sgargianti e dalle dimensioni considerevoli su un fondale di coralli scuri.
Anche alcuni pesci argentei fanno questo gioco e filano veloci al nostro fianco poi, quando a noi tocca fermarci per risalire e non essere ingoiati dai gorghi del Maelstrom, loro continuano imperterriti il viaggio.
E’ esaltante questo posto, fa venire voglia di rimanerci a lungo, la natura è aspra e selvaggia, ed ogni gesto va compiuto con attenzione e consapevolezza, ma l’emozione che ti lascia nell’anima è impagabile.
Arrossati (Mario soprattutto) da un sole crudele, nel pomeriggio percorriamo una parte del Cape Range National Park, la parte “terrestre” della penisola, e che racchiude al suo interno una quantità indescrivibile di animali e di flora intorno a gole spettacolari di pietra rossa dove abbiamo avvistato una coppia di bellissimi wallaby delle rocce dalle zampe nere, che pare siano rari e che si sono lasciati osservare in un tentativo di approccio sessuale da parte del maschio (con evidenti attributi sessuali) che la femmina disdegnava soffiando visibilmente e cambiando continuamente roccia.
Freddy ha avvistato anche un grosso serpente nero, a suo parere “serio” (non rideva?)….
I canguri non si contano. A centinaia spuntano dalla vegetazione, immobili ad osservarti fino a quando non si sentono più al sicuro, saltellando quindi via lenti poco più in là ma senza una reale intenzione di scappare, pronti a tornare non appena il turista di turno si sposta con i rombanti mezzi rumorosi e poco ecologici che usa per muoversi….Meglio un bel paio di enormi zampe ed una coda consistente!
Spesso li ritrovi all’improvviso ai bordi della strada che attraversano incuranti del pericolo causato dalle macchine e dagli enormi road trains che transitano sulla loro via, spesso li vedi schiacciati sull’asfalto e l’odore nauseabondo della morte penetra dolorosamente anche un poco nel cuore.
Anche oggi voglio ringraziare questa terra che mi ospita, salutando il tramonto da un promontorio su cui veglia un antico faro.
Pastasciutta finale e sonno ristoratore….chi crederebbe che alle 22,30 siamo tutti a nanna, cotti a puntino?
sabato 22 maggio 2010
Carnarvon – Coral Bay
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The dark side of the moon!
Lungo la strada piove e, per tranquillizzarci, ai margini alcuni cartelli avvisano che stiamo percorrendo una zona a rischio di alluvioni e segnalatori del livello d’acqua presentano tacche di riferimento che arrivano alla misura di due metri!
Come dire, uomo avvisato, mezzo salvato, okai?
Siamo sul Tropico del Capricorno, come indica il cartello su cui tutti i viandanti del mondo giunti qui hanno apposto messaggi, firme e date….Ora ci siamo anche noi, chi passasse di lì può leggere i nostri nomi che testimoniano che “fatti non fummo per vivere come bruti, ma per scoprire il mondo”!
E’ appena terminato quello che potrebbe essere definito un temporale tropicale, che rovescia al suolo in brevissimo tempo una quantità d’acqua paragonabile ad una pioggia di dieci giorni a casa nostra.
Ecco poco lontana la barriera corallina. Onde gigantesche e ruggenti al limite della piattaforma continentale ti fanno capire come potrebbe essere l’inferno.
Qui a riva e fino a qualche centinaio di metri nel mare si impara invece che il paradiso in terra esiste.
Esiste e noi lo stiamo contemplando.
Oggi niente escursioni per i tour operator a causa del tempo, ma dopo il temporale esce il sole ed assaporiamo un bagno nelle acque calmissime e cristalline della baia di fine sabbia bianca popolata di pesci enormi che si avvicinano incuriositi fino a sfiorarti.
Il sole scotta e ristora la pelle, il vento sferza e sposta la sabbia, il cielo è come sempre una esibizione unica di sfumature diverse di colore.
Come dicevo, ecco il paradiso terrestre.
venerdì 21 maggio 2010
Monkey Mia - Carnarvon
Una tappa poco impegnativa ci fa conoscere questa fertile pianura che produce il 70% della frutta tropicale del Western Australia e che si trova sulla foce di un fiume (Guascoyne) che sfocia in un mare prolifico di ogni genere di frutto di mare.
Percorriamo il One Mile Jetty, un pontile di legno che si protende sul mare dove pescatori provetti si dilettano nello sport preferito degli australiani, misurando la lunghezza del pesce pescato con un apposito calibro per liberarlo coscienziosamente se la misura non corrisponde a quelle regolamentari.
Per la gioia di Daniele si osservano piantagioni di banane a perdita d’occhio, assaggiamo frutti aspri e dolci, sugosi e dal colore purpureo dal nome sconosciuto ed altri più noti dal sapore resinoso e dolce, e finalmente gustiamo i famosi gamberi del posto.
Come sempre cena memorabile guardata con invidia dagli altri ospiti del campeggio, ad opera dello chef Freddy!
Percorriamo il One Mile Jetty, un pontile di legno che si protende sul mare dove pescatori provetti si dilettano nello sport preferito degli australiani, misurando la lunghezza del pesce pescato con un apposito calibro per liberarlo coscienziosamente se la misura non corrisponde a quelle regolamentari.
Per la gioia di Daniele si osservano piantagioni di banane a perdita d’occhio, assaggiamo frutti aspri e dolci, sugosi e dal colore purpureo dal nome sconosciuto ed altri più noti dal sapore resinoso e dolce, e finalmente gustiamo i famosi gamberi del posto.
Come sempre cena memorabile guardata con invidia dagli altri ospiti del campeggio, ad opera dello chef Freddy!
mercoledì 19 maggio 2010
Monkey Mia
Il campeggio è pieno di turisti di tutto il mondo e di tutte le età, si viaggia in moto, in auto, in caravan, in attrezzatissimi fuoristrada e van che si allungano e allargano in ogni direzione quando sono fermi, organizzatissimi per tours da migliaia di chilometri!
….. Bello! Non ho ancora detto che la gente in Oz è fantastica, tutti scambiano due parole quando ti incontrano (How’re you going? Have a good day!), mentre viaggi, lungo la strada è simpatico fare un cenno con la mano per salutare i viaggiatori sulla corsia opposta alla tua.
Tutti sorridono e salutano (tranne i francesi, dice Freddy).
…..Bello! Sei solo e non ti senti mai solo.
Possiamo finalmente rilassarci un po’, ci fermiamo due notti e facciamo vita da turisti.
Freddy ha preparato un gran ragout di carne e ci esibiamo in una memorabile pasta che secondo me tutti ci invidiano (generalmente glia altri mangiano schifezze orribili con odori di burro strafritto accompagnato da brodaglie informi molto cipollose).
Che siamo “italians” lo capiscono però anche dal pile che indossa Daniele alla sera “Torino 2006”….Grande!
Questa sera il cielo è una meraviglia. Il vento pomeridiano ha spazzato via tutte le nuvole e uno spicchio di luna illumina il mare.
Tutte queste stelle in cielo non le vedevo da anni, la via lattea è lì, immensa, bianchissima e scintillante, e qui c’è una pace che rende felici.
Domani sarà una grande giornata, e Federico compirà 22 anni.
20 maggio 2010.
Se è difficile imprimere nelle foto la bellezza di quello che ci circonda e che vediamo, altrettanto lo è scrivere e raccontare cosa si prova. Conosco molte parole, ma ancora me ne mancano, e mi spiace non riuscire a dirvi quanto tutto sia meraviglioso qui.
Ore 7, appuntamento con i delfini.
Tremo per l’emozione, e allora smetto di fotografare, e osservo.
Loro ti guardano, TI GUARDANO, e ti SORRIDONO, davvero!
Sono bellissimi, oggi ne arrivano sette, c’è una madre e due piccoli, e uno lo vedo prendere il latte dalle mammelle.
Quello che è comunque uno spettacolo organizzato per i turisti da ranger e volontari del parco in questa zona in cui i delfini vengono spontaneamente a riva fin dagli anni ’60 del 900, non ha gusto di artificiosità.
E’ vero, i delfini sono attirati dal pesce che viene loro offerto, ma sono anche liberi di andare e venire come vogliono, e così fanno.
Questa mattina restano a lungo, sembra non vogliano perdersi la nostra compagnia, si allontanano e tornano ancora a riva, poi ti osservano con uno sguardo amichevole e sereno.
Fanno anche un poco di spettacolo, e si mettono in buffe pose per noi….
Poi tornano all’oceano da cui provengono.
Sono la rappresentazione più riuscita in natura di bellezza e armonia, di pace e fiducia.
Non li dimenticherò mai.
Le lunghissime spiagge di conchiglia di un tenue color rosa invitano ad una lunga pausa di assoluto relax.
Finalmente fa caldo e il sole scalda la pelle arrossandola piacevolmente.
L’acqua del mare è un poco fredda, ma a mezzogiorno è piacevole bagnarsi.
Pescetti, anemoni e formazioni di ostriche in cui dimorano paguri e pesciolini, alghe e coralli.
Poi, sdraiata sulla spiaggia ad occhi chiusi, percepisco nell’aria un notevole movimento di battito d’ali, e sul momento penso a qualche cormorano che ho visto prima posarsi sull’acqua, ma ad un tratto realizzo che deve trattarsi di un grosso animale, e aprendo gli occhi vedo tre grossi pellicani che stanno raggiungendo una barca di ritorno da pesca.
Li osservo da vicino, non sono affatto impauriti o aggressivi, anche se il loro grosso becco invita alla prudenza, hanno piume bianche e nere ed un bellissimo becco giallo.
Buon appetito, ragazzi!
Inspiriamo profondamente il profumo intenso del legno di sandalo sul fuoco affinchè ci benefici del suo potere curativo e ci avvicini ad una percezione che è fatta di “sentire” più che di “vedere”.
Bisogna sentire la terra, raccoglierla nel palmo delle mani e fregandola lasciarla ricadere al suolo, ringraziandola di accoglierci. Questo è il saluto che ognuno deve alla terra che lo ha ospitato.
Alla terra nulla deve essere sottratto, perchè causerebbe la distruzione dell’intero mondo.
Il serpente arcobaleno al tempo del sogno ha creato ogni cosa in un lungo cammino che ogni aborigeno deve ripercorrere più volte nella vita come prescritto dagli antenati del proprio popolo affinchè questo equilibrio della creazione possa mantenersi.
La nostra guida disegna mappe e linee sulla terra rossa davanti al fuoco con un lungo bastone, racconta e poi cancella sempre tutto.
E U R
Che sta per hEre yoU aRe
Ma anche per
Education
Understanding
Respect.
Ringrazio la terra per essere qui.
Qui le serate terminano alle 10, la vita del viaggiatore richiede levatacce mattutine, ma questa sera è speciale, Federico non avrebbe mai pensato di festeggiare il suo ventiduesimo compleanno con una “torta” di Tim Tam (i biscotti più famosi in AU) con tanto di candeline. Compleanno da australiano vero!
Kalbarri – Monkey Mia
Di nuovo “on the road”, come esperti viaggiatori, ehi ragazzi siamo forti, eh? Guarda, i canguri! Ehhh!
Vai, vai, guida, guida…. E il gasolio scende, scende, 3 tacche sul livello,
2, 1 …..dove sarà la prima roadhouse per fare il pieno?
Troppo lontano per noi, non ce la faremo, ed ora?
“Don’t worry guys, in Australia tutto si aggiusta”, dice il saggio Freddy, che si dimostra ancora una volta all’altezza della situazione.
Ci fermiamo alla prima zona di sosta attrezzata a lato strada dove altri camperisti e viaggiatori in fuoristrada sono in pausa e Freddy fa un giro per chiedere se qualcuno ha del gasolio da venderci.
Qui i viaggiatori accorti in fuoristrada hanno spesso taniche supplementari al seguito, ma al momento nessuno è così attrezzato. Siamo comunque fortunati, con una bottiglia e un pezzo di tubo tagliato dalla gomma per il carico dell’acqua in dotazione al camper “ciucciamo” 5 litri di gasolio dal serbatoio di un camper di un gentile gruppo di persone che ci permetterà di arrivare al Billabong Roadhouse …. Che paura! Si può essere più polli di noi?
L’avevo letto mille volte che bisogna essere attenti e fare spesso rifornimento, ma questo motore beve come una spugna!
Ci godiamo le tappe del viaggio previste per la giornata:
Hamelin Pool, sembra di arrivare nel nulla, in un posto che si è fermato nel tempo.
Il Postmaster & Telegraph Office è esattamente come alla fine dell’800, anni in cui è stato costruito, e Hamelin Pool, con le sue colonie di questi strani organismi viventi chiamati stromatoliti, che sembrano normalissime rocce, ha solo qualche miliardo di anni!
Shell Beach, poco più avanti: siamo sulla terra o sulla luna?
Mi sento come una viaggiatrice del castello errante di Howl, tempo e spazio non contano.
Quello che percepisco in modo fortissimo è che io sono qui, ora e per sempre, come una piccolissima scheggia che fa parte del tutto.
My connection to this land is getting stronger and J feel it!
Comincio a sentire il bisogno di toccare la terra, sentirla sotto I piedi, odorare I profumi intensi e delicati allo stesso tempo del mare, degli animali e delle erbe che mi circondano.
Ascolto e ringrazio di essere qui.
Sul sentiero dove sto camminando (qui ci sono sempre sentieri e strade sterrate), ad un certo punto vengo letteralmente spostata e quasi sollevata da Freddy che mi dice di fare attenzione…. Sto quasi calpestando un serpentello piccole e all’apparenza innocuo.
“Gli australiani dicono che i serpenti piccoli sono fra i più pericolosi” dice il “Mate”. Grazie, Fre!
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