Il tempo del sogno che si avvera....
Un viaggio indimenticabile e la scoperta di una terra
aspra e generosa.
Il mio mondo di OZ, raccontato con gli occhi del cuore.

venerdì 28 maggio 2010

Broome



Bella, cosmopolita, caldissima Broome! Un luogo dove vivere, una cittadina vivace e graziosa, e Cable Beach, la spiaggia lunga e Bianca da percorrere a piedi, in bici, in auto, in cammello….
Niente bagno in mare, pericolo meduse!
Il campeggio dove ci fermiamo per due giorni (ah, pausa!) ha però una piscina goduriosa d’acqua salata e grotticella con tanto di cascata, e quindi approfittiamo della novità e ci dedichiamo ad un sano relax fatto di nuotate e lettura al sole caldo della dry season. A questo punto decidiamo che lo chef avrà il suo day off, e ceniamo al Wharf Restaurant, al porto di Broome, segnalato dalla mitica Lonely Planet e specializzato in pesce e “sea creatures”, modo carinissimo che si usa in Qz per significare gamberi, granchi e frutti di mare.
Che dire? Spettacolare, un’apoteosi di gusti irresistibili, dalle ostriche al wakame (un’alga deliziosa) alle scallops (capesante), ai Jumbo Prowns BBQ, gamberi giganteschi grigliati.
Ma il re indiscusso della tavola è il Blue Swimmer Crab (granchio nuotatore blu) cucinato in due versioni, al pepe (sublime) e al chili piccante, in una salsina che non sono riuscita trattenermi dal mangiare a cucchiaiate sperando non finisse mai!
Chi persevera viene alfin premiato, e noi ci sollazziamo di ciò che meritiamo per avere atteso.
Nella giornata successiva approfittiamo del fatto di essere nel posto dove esiste una delle due più grandi fattorie di coccodrilli, e visitiamo il Malcom Douglas Crocodile Park, creato dal famoso cacciatore di coccodrilli nonché protagonista di numerosi films sull’argomento che, visto nella foto che ci accoglie all'ingresso, sembra il padre di Mr. Crocodile Dandee.
Nella ricostruzione molto efficace di billabong fangosi tipici delle zone naturali in cui vivono, si possono osservare centinaia di coccodrilli, dalla grandezza e pericolosità diversa. Ci sono i freshwater (detti freshy), dalla mascella più lunga e i salty, che vivono normalmente nelle acque salate ma non disdegnano neanche le foci dei fiumi, più grossi e dalla mascella tonda.
Non li noti affatto, quando sono immersi nella pozza, puoi capire che ci sono se guardando l’acqua la vedi come percorsa da una corrente. Se ti avvicini è già troppo tardi, non c’è scampo! Una macchina da guerra temibilissima.
Alcuni esemplari arrivano fino a 650 Kg. di peso e a circa 80-100 anni di vita, ma la metà delle uova che depongono viene mangiato dai predatori (meno male!).
A queste orribilmente affascinanti bestie, preferisco la vista del piccolo cangurino orfano ospite della fattoria insieme ad altri canguri che non hanno avuto buona sorte.
Il tenerissimo infante viene allattato da un biberon con una tettarella gigante e poi, dopo due incerti saltelli sulle zampe ancora malferme, torna a ficcarsi dentro il sacco di tela che sostituisce il marsupio naturale. Ci salta dentro a testa in giù, a digerire la pappa.
Dopo una parte mondana dedicata allo shopping, trascorriamo il resto del pomeriggio spostandoci a Gantheaume Point dove un “pellegrinaggio” di turisti ci guida attraverso scogliere erose in forme curiose e stratificate di colore giallo, arancione e rosso, per osservare le impronte di dinosauri vissuti 120 milioni di anni fa.
Abbiamo però un appuntamento cui non dobbiamo assolutamente mancare: oggi è il primo dei tre giorni in cui si può assistere ad uno spettacolo abbastanza raro che accade in pochi posti al mondo in autunno e in primavera.
Alle 17,36 la luna sorge puntualissima dal mare, crescendo nel cielo tonda e pasciuta e i suoi riflessi sulla distesa di sabbia fangosa della bassa marea sulla baia formano, mentre si innalza, una scia dorata che sembra formare una scalinata per raggiungerla.
In mezz’ora tutto si compie e ancora una volta lo spettacolo della natura ci fa dono di un’emozione indimenticabile di pace e armonia che curano il cuore e l’anima. Un altro piccolo pezzo di paradiso da aggiungere al nostro bagaglio.

mercoledì 26 maggio 2010

Karijini National Park – Cape Keraudren- Eighty Mile Beach

Una lunga tappa di viaggio, in cui cerchiamo di avvicinarci quanto possibile a Broome, che da qui è lontana circa 1000 chilometri.
Ci allontaniamo dalla costa per buona parte del viaggio, incontrando un entroterra piatto e arido, solo qualche sparuto albero e spinifex dappertutto.
Daniele guida, Federico cuce, Mario fa da navigatore e inserisce nuove ricette nel suo database, Laura fotografa e sonnecchia, io scrivo.
Zingari Felici.
Anche oggi siamo spettatori di meraviglie naturali che lasciano a bocca aperta (cosa che sarebbe da evitare, che qui le mosche non si contano!).
Dato che siamo ormai professionisti dello sterrato, ci lanciamo in una deviazione di una decina di chilometri per raggiungere Cape Keraudren, da cui è possibile osservare Eighty mile beach, una incredibile lunghissima spiaggia (80 miglia, per l’appunto) bianchissima presso cui ci fermiamo per trascorrere la notte.
Quando ci arriviamo, verso le cinque del pomeriggio, è il momento della bassa marea che allontana il mare dalla spiaggia per parecchi chilometri permettendo di passeggiare sulla battigia ad osservare granchi che dalle tane lanciano piccole palline di sabbia che formano arabeschi molto decorativi, paguri, sogliole, spugne di mare morbide e giallastre ed una quantità indescrivibile di conchiglie.
Il tramonto è glorioso, ed alle nostre spalle la luna prende il posto del sole, quasi piena.
Il campeggio è proprio dietro la grande duna di sabbia dietro la spiaggia, e dopo cena torniamo per vedere il mare che risale, poi andiamo a nanna, cullati dal suono delle conchiglie che rotolano trasportate dalle onde. Buona notte, mondo!

lunedì 24 maggio 2010

Exmouth – Tom Price – Karijini National Park

Oggi percorriamo 546 Km. per raggiungere il Karijini National Park.
Lasciamo la costa e ci addentriamo nella regione del fulgido Pilbara, dove le montagne assumono una forma sempre più tondeggiante e levigata.
Sembra un paesaggio da far west e ad un tratto anche la musica che ascoltiamo entra in sincrono con la natura che ci circonda regalandoci le famose note di Morricone del film “Per un pugno di dollari”.
Lungo il percorso decidiamo di percorrere una via alternativa alla strada principale che ci permetterà di risparmiare un centinaio di chilometri, e ci inoltriamo su una “Dirty road” di terra battuta che riempirà di finissima polvere rossa ogni cosa e persona presente fuori e dentro il camper.
La sensazione è di stare dentro un frullatore, ma l’avventura è divertente.
La base di partenza per la visita del parco, il secondo per grandezza del West Australia è Tom Price, un piccolo centro accogliente e gradevole dove la vita sembra scorrere su ritmi rilassati e tranquilli.
Tom Price è un grosso centro minerario e spesso si incontrano edifici o costruzioni di ferro che si intonano perfettamente con il colore della terra che in controluce assume un aspetto nero e scintillante.
Le strade soleggiate sono attorniate di un verde curato ed ombroso, è l’ora in cui i ragazzi tornano da scuola, c’è chi va in piscina, chi fa la spesa, e come sempre accade nei centri abitati dove ci siamo fermati, sparuti gruppi di aborigeni dallo sguardo stranito stazionano nei dintorni del centro commerciale trascinando carrelli del supermercato contenenti buste di plastica in cui suppongo siano contenute le loro cose.
Non ti salutano, non ti considerano, non esiste possibilità di instaurare alcun tipo di rapporto con loro.
Nessun bianco rivolge loro la parola, e stanno lì sospesi in un microcosmo stridente di contraddizioni.
Questa è la loro terra e sembrano degli estranei estirpati dalla radice della propria cultura e tradizioni e trapiantati in un modello di società alieno.
Non capisco perché ma ho la sensazione che quasi nessuno provi a trovare delle soluzioni per restituire loro una dignità perduta, c’è l’indifferenza intorno a loro, come non esistessero.
Le ferite di questo popolo sono ancora aperte, troppo recente e in alcuni casi poco efficace è stata l’ammissione di colpa dei bianchi che li hanno cacciati ed esclusi dalla loro terra.
Karijini National Park (25-05-2010)
Un parco grandioso, con gole scenografiche di strapiombi rocciosi e varietà di colori sorprendenti che formano canjon con cascate e piscine naturali di acqua turchese in cui si può fare il bagno.
Per questa visita abbiamo deciso di utilizzare una guida che ci accompagna per tutta la giornata permettendoci così di visitare le gole più belle ed addentrarci nei canjon in sicurezza in quanto non è molto agevole camminare lungo le pareti di roccia resa scivolosa dall’acqua per scendere fino ai laghetti formati dalle cascate.
Anche qui è incantevole il contrasto fra il colore della terra rossa, del verde pallido dello spinifex e del bianco dei “gums”.
Questo albero dal tronco bianchissimo dai rami ricurvi che spunta tondeggiante dalla terra ha la particolarità di sopravvivere anche due anni alla siccità mediante un’operazione di auto amputamento dei rami che presentano in questo caso una forma caratteristica.
Il bianco del tronco è interrotto nelle parti in cui le termiti attaccano la pianta, scavandone i rami che assumono un aspetto annerito come fossero stati bruciati dal fuoco.
Le termiti sono creature incredibili e costruiscono i loro termitai con ingegnosa maestria, formando delle cupole che crescono continuamente (un termitaio vive da 7 a 25 anni) e forate all’interno in modo da poter mantenere all’interno una temperatura costante di 26°, anche quando fuori ce ne sono 40 o 50.
Tutta la zona è considerata magica dagli aborigeni, cui è stata restituita la terra e che contribuiscono a gestire il parco, e il centro visitatori ha il pregio molto raro di spiegare molto suggestivamente la storia del luogo.
Freddy si bagna, con il rispetto del caso, nello specchio d’acqua dove si dice si trovi ancora il serpente arcobaleno dopo aver concluso il lavoro della creazione del mondo….Io mi astengo, timorosa di disturbare il suo sonno.
Certo qui di serpenti devono essercene molti, la guida ci mostra la foto impressionante anche solo a guardarla di un enorme pitone che si protende per metri dalla roccia altissima di una gola con la sua preda fra le spire, una mucca di notevoli dimensioni.
La giornata scorre piacevolmente, e ci godiamo il sole caldo che ci ristora dal freddo patito nella notte.
In questa zona infatti la differenza di temperatura fra il giorno e la notte è considerevole, si passa dagli 8-10° ai 26. “una tipica giornata invernale, oggi!” dice Chris, la nostra guida. Nessuna nube, cielo terso e arietta fina. D’estate invece si arriva anche a 40°!
Nel tardo pomeriggio Chris riaccompagna noi e la coppia di anziani coniugi di Canberra con cui abbiamo trascorso la giornata al campeggio, e ci fa omaggio di cinque pittoreschi contenitori per tenere in fresco la birra che ogni australiano vero deve sempre avere con sé.
Ci salutiamo con un sonoro: “Ciao, Baby” che a lui hanno insegnato essere il saluto che gli italiani si scambiano quando si lasciano.

domenica 23 maggio 2010

Exmouth – Ningaloo Park – Cape Range Park

Ci piacerebbe fare un’uscita in barca sulla barriera, ma siamo indecisi e non capiamo se oggi le barche piccole usciranno in mare, così optiamo per una mattinata di snorkeling lungo le varie baie del Ningaloo Park e, a mio parere, facciamo benissimo.
Infatti il bello di questa penisola è che puoi osservare la barriera corallina senza necessità di usare la barca, perché in molti punti è distante solo pochi metri dalla riva.
Con maschera, pinne e l’aiuto di Freddy che ci guida e rassicura, ci godiamo una esaltante lunga mattinata nuotando lasciandoci trasportare dalla forte corrente di Turquoise Bay fino al punto dove è necessario uscire dall’acqua prima di essere trascinati al largo, per ricominciare il giro daccapo mille volte.
Mentre sei trasportato senza fatica dalla corrente puoi ammirare decine e decine di diverse specie di pesci tropicali dai colori più sgargianti e dalle dimensioni considerevoli su un fondale di coralli scuri.
Anche alcuni pesci argentei fanno questo gioco e filano veloci al nostro fianco poi, quando a noi tocca fermarci per risalire e non essere ingoiati dai gorghi del Maelstrom, loro continuano imperterriti il viaggio.
E’ esaltante questo posto, fa venire voglia di rimanerci a lungo, la natura è aspra e selvaggia, ed ogni gesto va compiuto con attenzione e consapevolezza, ma l’emozione che ti lascia nell’anima è impagabile.
Arrossati (Mario soprattutto) da un sole crudele, nel pomeriggio percorriamo una parte del Cape Range National Park, la parte “terrestre” della penisola, e che racchiude al suo interno una quantità indescrivibile di animali e di flora intorno a gole spettacolari di pietra rossa dove abbiamo avvistato una coppia di bellissimi wallaby delle rocce dalle zampe nere, che pare siano rari e che si sono lasciati osservare in un tentativo di approccio sessuale da parte del maschio (con evidenti attributi sessuali) che la femmina disdegnava soffiando visibilmente e cambiando continuamente roccia.
Freddy ha avvistato anche un grosso serpente nero, a suo parere “serio” (non rideva?)….
I canguri non si contano. A centinaia spuntano dalla vegetazione, immobili ad osservarti fino a quando non si sentono più al sicuro, saltellando quindi via lenti poco più in là ma senza una reale intenzione di scappare, pronti a tornare non appena il turista di turno si sposta con i rombanti mezzi rumorosi e poco ecologici che usa per muoversi….Meglio un bel paio di enormi zampe ed una coda consistente!
Spesso li ritrovi all’improvviso ai bordi della strada che attraversano incuranti del pericolo causato dalle macchine e dagli enormi road trains che transitano sulla loro via, spesso li vedi schiacciati sull’asfalto e l’odore nauseabondo della morte penetra dolorosamente anche un poco nel cuore.
Anche oggi voglio ringraziare questa terra che mi ospita, salutando il tramonto da un promontorio su cui veglia un antico faro.
Pastasciutta finale e sonno ristoratore….chi crederebbe che alle 22,30 siamo tutti a nanna, cotti a puntino?

sabato 22 maggio 2010

Carnarvon – Coral Bay

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Arriviamo a Coral Bay attraverso un percorso da paesaggio marziano. Da una terra rossa, arida e piatta spuntano per chilometri e chilometri gigantesche formazioni coniche alte anche più di due metri scavate all’interno ad opera di invisibili termiti….
The dark side of the moon!







Lungo la strada piove e, per tranquillizzarci, ai margini alcuni cartelli avvisano che stiamo percorrendo una zona a rischio di alluvioni e segnalatori del livello d’acqua presentano tacche di riferimento che arrivano alla misura di due metri!
Come dire, uomo avvisato, mezzo salvato, okai?
Siamo sul Tropico del Capricorno, come indica il cartello su cui tutti i viandanti del mondo giunti qui hanno apposto messaggi, firme e date….Ora ci siamo anche noi, chi passasse di lì può leggere i nostri nomi che testimoniano che “fatti non fummo per vivere come bruti, ma per scoprire il mondo”!





Coral Bay è uno stupendo angolino di tropico annidato all’inizio del Ningaloo Marine Park sulla Coral Coast del West Au.


E’ appena terminato quello che potrebbe essere definito un temporale tropicale, che rovescia al suolo in brevissimo tempo una quantità d’acqua paragonabile ad una pioggia di dieci giorni a casa nostra.
Ecco poco lontana la barriera corallina. Onde gigantesche e ruggenti al limite della piattaforma continentale ti fanno capire come potrebbe essere l’inferno.
Qui a riva e fino a qualche centinaio di metri nel mare si impara invece che il paradiso in terra esiste.

 Esiste e noi lo stiamo contemplando.
Oggi niente escursioni per i tour operator a causa del tempo, ma dopo il temporale esce il sole ed assaporiamo un bagno nelle acque calmissime e cristalline della baia di fine sabbia bianca popolata di pesci enormi che si avvicinano incuriositi fino a sfiorarti.
Il sole scotta e ristora la pelle, il vento sferza e sposta la sabbia, il cielo è come sempre una esibizione unica di sfumature diverse di colore.
Come dicevo, ecco il paradiso terrestre.




venerdì 21 maggio 2010

Monkey Mia - Carnarvon

Una tappa poco impegnativa ci fa conoscere questa fertile pianura che produce il 70% della frutta tropicale del Western Australia e che si trova sulla foce di un fiume (Guascoyne) che sfocia in un mare prolifico di ogni genere di frutto di mare.
Percorriamo il One Mile Jetty, un pontile di legno che si protende sul mare dove pescatori provetti si dilettano nello sport preferito degli australiani, misurando la lunghezza del pesce pescato con un apposito calibro per liberarlo coscienziosamente se la misura non corrisponde a quelle regolamentari.
Per la gioia di Daniele si osservano piantagioni di banane a perdita d’occhio, assaggiamo frutti aspri e dolci, sugosi e dal colore purpureo dal nome sconosciuto ed altri più noti dal sapore resinoso e dolce, e finalmente gustiamo i famosi gamberi del posto.



Come sempre cena memorabile guardata con invidia dagli altri ospiti del campeggio, ad opera dello chef Freddy!

mercoledì 19 maggio 2010

Monkey Mia

Siamo al Monkey Mia Dolphin Resort, il primo posto affollato che frequentiamo da quando siamo partiti.
Il campeggio è pieno di turisti di tutto il mondo e di tutte le età, si viaggia in moto, in auto, in caravan, in attrezzatissimi fuoristrada e van che si allungano e allargano in ogni direzione quando sono fermi, organizzatissimi per tours da migliaia di chilometri!

….. Bello! Non ho ancora detto che la gente in Oz è fantastica, tutti scambiano due parole quando ti incontrano (How’re you going? Have a good day!), mentre viaggi, lungo la strada è simpatico fare un cenno con la mano per salutare i viaggiatori sulla corsia opposta alla tua.
Tutti sorridono e salutano (tranne i francesi, dice Freddy).

…..Bello! Sei solo e non ti senti mai solo.

Possiamo finalmente rilassarci un po’, ci fermiamo due notti e facciamo vita da turisti.

Freddy ha preparato un gran ragout di carne e ci esibiamo in una memorabile pasta che secondo me tutti ci invidiano (generalmente glia altri mangiano schifezze orribili con odori di burro strafritto accompagnato da brodaglie informi molto cipollose).
Che siamo “italians” lo capiscono però anche dal pile che indossa Daniele alla sera “Torino 2006”….Grande!

Avevamo visto gli emù ed i canguri nei giorni scorsi, ma qui al camping ci sono due emù stanziali che fanno visita ai campeggiatori in cerca di cibo…. Davvero grossi, brutti e sgraziati, hanno uno sguardo che qualcuno definisce “attento” ma a me sembra solo poco furbo, in compenso sono velocissimi ad acchiappare il cibo, e Mario si è visto volar via in un attimo dal piatto il bacon che stava mangiando!



Questa sera il cielo è una meraviglia. Il vento pomeridiano ha spazzato via tutte le nuvole e uno spicchio di luna illumina il mare.

Tutte queste stelle in cielo non le vedevo da anni, la via lattea è lì, immensa, bianchissima e scintillante, e qui c’è una pace che rende felici.

Domani sarà una grande giornata, e Federico compirà 22 anni.

20 maggio 2010.





Se è difficile imprimere nelle foto la bellezza di quello che ci circonda e che vediamo, altrettanto lo è scrivere e raccontare cosa si prova. Conosco molte parole, ma ancora me ne mancano, e mi spiace non riuscire a dirvi quanto tutto sia meraviglioso qui.

Ore 7, appuntamento con i delfini.

Ho sempre pensato che il legame fra uomo e delfino abbia qualcosa di magico, e incontrarli finalmente da vicino mi procura un’emozione che fa tremare anche la macchina fotografica che ho nelle mani con cui cerco di scattare foto inutili ed inespressive.
Tremo per l’emozione, e allora smetto di fotografare, e osservo.

Loro ti guardano, TI GUARDANO, e ti SORRIDONO, davvero!

Sono bellissimi, oggi ne arrivano sette, c’è una madre e due piccoli, e uno lo vedo prendere il latte dalle mammelle.

Quello che è comunque uno spettacolo organizzato per i turisti da ranger e volontari del parco in questa zona in cui i delfini vengono spontaneamente a riva fin dagli anni ’60 del 900, non ha gusto di artificiosità.
E’ vero, i delfini sono attirati dal pesce che viene loro offerto, ma sono anche liberi di andare e venire come vogliono, e così fanno.
Questa mattina restano a lungo, sembra non vogliano perdersi la nostra compagnia, si allontanano e tornano ancora a riva, poi ti osservano con uno sguardo amichevole e sereno.
Fanno anche un poco di spettacolo, e si mettono in buffe pose per noi….

Poi tornano all’oceano da cui provengono.

Sono la rappresentazione più riuscita in natura di bellezza e armonia, di pace e fiducia.

Non li dimenticherò mai.

Le lunghissime spiagge di conchiglia di un tenue color rosa invitano ad una lunga pausa di assoluto relax.

Finalmente fa caldo e il sole scalda la pelle arrossandola piacevolmente.


L’acqua del mare è un poco fredda, ma a mezzogiorno è piacevole bagnarsi.
All’apparenza il fondo sembra poco interessante, ma basta lasciare il tempo alla sabbia mossa dai piedi di depositarsi per scoprire che è pieno di vita.
Pescetti, anemoni e formazioni di ostriche in cui dimorano paguri e pesciolini, alghe e coralli.

Poi, sdraiata sulla spiaggia ad occhi chiusi, percepisco nell’aria un notevole movimento di battito d’ali, e sul momento penso a qualche cormorano che ho visto prima posarsi sull’acqua, ma ad un tratto realizzo che deve trattarsi di un grosso animale, e aprendo gli occhi vedo tre grossi pellicani che stanno raggiungendo una barca di ritorno da pesca.
Li osservo da vicino, non sono affatto impauriti o aggressivi, anche se il loro grosso becco invita alla prudenza, hanno piume bianche e nere ed un bellissimo becco giallo.
Buon appetito, ragazzi!

Dopo il tramonto partecipiamo ad una passeggiata nel bush con una guida aborigena della tribù dei Malgana, gli antichi nativi della zona, che ci racconta in modo molto suggestivo attorno ad un falò dove mette a cuocere un paio di grossi pesci che ci farà poi assaggiare, e inframezzando le parole con il suono di un didgeridoo, cosa significhi essere un Malgana, quali sono le credenze spirituali del popolo aborigeno, i riti e le tradizioni.
Inspiriamo profondamente il profumo intenso del legno di sandalo sul fuoco affinchè ci benefici del suo potere curativo e ci avvicini ad una percezione che è fatta di “sentire” più che di “vedere”.
Bisogna sentire la terra, raccoglierla nel palmo delle mani e fregandola lasciarla ricadere al suolo, ringraziandola di accoglierci. Questo è il saluto che ognuno deve alla terra che lo ha ospitato.
Alla terra nulla deve essere sottratto, perchè causerebbe la distruzione dell’intero mondo.
Il serpente arcobaleno al tempo del sogno ha creato ogni cosa in un lungo cammino che ogni aborigeno deve ripercorrere più volte nella vita come prescritto dagli antenati del proprio popolo affinchè questo equilibrio della creazione possa mantenersi.

La nostra guida disegna mappe e linee sulla terra rossa davanti al fuoco con un lungo bastone, racconta e poi cancella sempre tutto.

Scrive infine

E U R

Che sta per hEre yoU aRe

Ma anche per

Education

Understanding
Respect.

Ringrazio la terra per essere qui.






Qui le serate terminano alle 10, la vita del viaggiatore richiede levatacce mattutine, ma questa sera è speciale, Federico non avrebbe mai pensato di festeggiare il suo ventiduesimo compleanno con una “torta” di Tim Tam (i biscotti più famosi in AU) con tanto di candeline. Compleanno da australiano vero!

Kalbarri – Monkey Mia

Fatto! Partiti prestissimo, sveglia che fuori è ancora buio, abluzioni mattutine, colazione e…..VIA!
Di nuovo “on the road”, come esperti viaggiatori, ehi ragazzi siamo forti, eh? Guarda, i canguri! Ehhh!










Vai, vai, guida, guida…. E il gasolio scende, scende, 3 tacche sul livello,
2, 1 …..dove sarà la prima roadhouse per fare il pieno?
Troppo lontano per noi, non ce la faremo, ed ora?

“Don’t worry guys, in Australia tutto si aggiusta”, dice il saggio Freddy, che si dimostra ancora una volta all’altezza della situazione.

Ci fermiamo alla prima zona di sosta attrezzata a lato strada dove altri camperisti e viaggiatori in fuoristrada sono in pausa e Freddy fa un giro per chiedere se qualcuno ha del gasolio da venderci.
Qui i viaggiatori accorti in fuoristrada hanno spesso taniche supplementari al seguito, ma al momento nessuno è così attrezzato. Siamo comunque fortunati, con una bottiglia e un pezzo di tubo tagliato dalla gomma per il carico dell’acqua in dotazione al camper “ciucciamo” 5 litri di gasolio dal serbatoio di un camper di un gentile gruppo di persone che ci permetterà di arrivare al Billabong Roadhouse …. Che paura! Si può essere più polli di noi?
L’avevo letto mille volte che bisogna essere attenti e fare spesso rifornimento, ma questo motore beve come una spugna!













Ci godiamo le tappe del viaggio previste per la giornata:

Hamelin Pool, sembra di arrivare nel nulla, in un posto che si è fermato nel tempo.
Il Postmaster & Telegraph Office è esattamente come alla fine dell’800, anni in cui è stato costruito, e Hamelin Pool, con le sue colonie di questi strani organismi viventi chiamati stromatoliti, che sembrano normalissime rocce, ha solo qualche miliardo di anni!
Tutto è fermo, non c’è un filo di vento, solo uccellini colorati e il rumore dei nostri passi sulla spiaggia di conchiglie che formano uno spessore fino a 10 metri e che è stata utilizzata anticamente come cava da cui ricavare blocchi di mattoni di conchiglia cementati dall’acqua piovana.

Shell Beach, poco più avanti: siamo sulla terra o sulla luna?
Mi sento come una viaggiatrice del castello errante di Howl, tempo e spazio non contano.
Quello che percepisco in modo fortissimo è che io sono qui, ora e per sempre, come una piccolissima scheggia che fa parte del tutto.

My connection to this land is getting stronger and J feel it!

Comincio a sentire il bisogno di toccare la terra, sentirla sotto I piedi, odorare I profumi intensi e delicati allo stesso tempo del mare, degli animali e delle erbe che mi circondano.
Ascolto e ringrazio di essere qui.



A Eagle Bluff, un promontorio di roccia rossa e frastagliata a strapiombo sul mare di Shark Bay avvistiamo squali di piccole dimensioni e delfini che nuotano nelle acque calme e godiamo di una vista della costa indimenticabile.

Sul sentiero dove sto camminando (qui ci sono sempre sentieri e strade sterrate), ad un certo punto vengo letteralmente spostata e quasi sollevata da Freddy che mi dice di fare attenzione…. Sto quasi calpestando un serpentello piccole e all’apparenza innocuo.


“Gli australiani dicono che i serpenti piccoli sono fra i più pericolosi” dice il “Mate”. Grazie, Fre!

martedì 18 maggio 2010

Cervantes- Kalbarri

Al riparo da un mare impetuoso e temibile…. enormi cavalloni che ti gusti da una spiaggia bianca e tranquilla.
Qui tutto è colorato.
Pennellate di colore dalla terra al cielo, bianco, ocra, rosso, azzurro tenue, blu indaco, viola e rosa, verde e blu intenso.
Provo a fotografare per fermare questi attimi splendidi e colorati e poi sono spesso delusa dal risultato, che non rende ciò che vedo.
Freddy cucina sempre per noi e ci accudisce con cure amorevoli.



Una miriade di pappagalli rosa grossi e chiassosi vive sugli eucalipti del camping. Si chetano solo quando il buio è calato totalmente.
Vediamo poco del Kalbarri National Park, che si estende sulla costa con le sue rocce frastagliate e rosse, le distanze da percorrere sono enormi e per arrivare nei posti in tempo dobbiamo organizzare meglio le giornate, qui alle 18 è buio e non puoi più fare altro che dedicarti alla cucina e al relax….Bisogna partire presto al mattino.


Strapazzo un po’ i miei compagni di viaggio con le mie paturnie da organizzatrice ansiosa, domani sveglia alle sei….GASP!!